Dosoledo - Chei d Santa Plonia

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Dosoledo


Origini:
Sebbene non sia stato finora scoperto alcun documento che stabilisca con precisione assoluta la sua data di nascita, si può affermare con certezza che l'abitato di Dosoledo è l'ultimo nato delle quattro frazioni facenti parte di Comelico Superiore (Candide, Casamazzagno, Padola ed, appunto, Dosoledo), e che prese forma dalla fusione di tre nuclei familiari originariamente autonomi, ovvero Dosoledo, Sacco e Staunovo; quest'ultimo villaggio, di cui si conosce l'esistenza già a partire dal secolo XIV, si trovava a valle dell'attuale ubicazione di Dosoledo, ed era denominato con il nome di "Stabulum Novum", diventato poi nei secoli "Staunovo", i suoi abitanti, poco alla volta, abbandonarono il proprio villaggio di origine per salire a fondersi con i Dosoletani e con gli abitanti di Sacco, che già si erano inseriti nel paese di Dosoledo.
Il toponimo "Dosoledo" ha probabilmente origine dalla locuzione latina "de acetuletum", ovvero "prato di acetosella", pianta, questa, chiamata "dèdlä" in ladino (da cui, plausibilmente, il nome ladino del paese "Dudlè"), e largamente diffusa in zona.



Le chiese:

Nel 1521, Dosoledo era dotato di una piccola cappella; la popolazione, religiosissima ed in continuo aumento, sentiva il bisogno di avere una propria chiesa, come già gli altri tre nuclei abitativi di Comelico Superiore, e fu su iniziativa di pre' Osvaldo Zandonella Dall'Aquila che il 19 aprile 1521 venne deliberata l'erezione di una chiesa da dedicarsi a San Rocco; più tardi, gli abitanti di Dosoledo vollero patrono principale, insieme con San Rocco, anche San Osvaldo, in segno di riconoscenza verso il religioso che di quella opera fu il promotore.
Nel 1600 il sacro edificio venne ampliato, ma, nel XIX secolo, esso era divenuto troppo piccolo per rispondere ai bisogni dei fedeli, perciò venne abbattuto ed al suo posto, nel 1844, venne completata, e poi consacrata tre anni più tardi, l'attuale chiesa, disegnata dall'architetto Giuseppe Segusini, ed adornata dagli affreschi del pittore bellunese Giovanni De Min; in essa, tutt'oggi, si può ammirare l'altare dell'Addolorata, opera del celebre artista Andrea Brustolon: l'altare, completato nel 1723, ornava già la prima chiesa, ed una volta che questa fu abbattuta, esso fu collocato nell'attuale sacro edificio. L'odierna Parrocchia di Dosoledo fu eretta soltanto nel 1962.
Il campanile fu costruito negli anni 1777 e 1778, ed agli occhi degli osservatori, si presenta un po' massiccio: in realtà, questo particolare aspetto architettonico non era previsto, fu causato da un dissesto finanziario dell'impresa costruttrice che non poté terminare l'opera secondo il progetto originale, arrivata alla cella campanaria, essa omise l'ultimo "dado" e collocò la cupola direttamente sulla cella, dando al campanile l'attuale forma.
Gli abitanti di Sacco avevano una chiesetta già nel 1508; nello stesso anno, Massimiliano I di Asburgo dichiarò guerra alla Repubblica di Venezia, di cui il Comelico faceva parte, ed il suo esercito discese sino agli abitati di Padola, Dosoledo, Candide e Casamazzagno, saccheggiando ed incendiando; giunto a Sacco, appiccò il fuoco alla chiesetta, ma le case rimasero miracolosamente tutte illese; gli abitanti di Sacco, che poco prima del passaggio distruttivo dell'armata si erano affrettati a mettere in salvo nella sacrestia di Candide una statuetta della Madonna, attribuirono all'intervento della Vergine la salvezza delle proprie abitazioni, ed una volta ricostruita la chiesa, la dedicarono alla Beata Vergine della Visitazione.


 


Fatti storici:

I "piani di rifabbrico". I fabbricati dell'abitato di Dosoledo, e più in generale di tutto il Comelico, costruiti fino al XIX secolo prevalentemente in legno, erano spesso colpiti da incendi di variabile entità. A seguito del ripetersi di questi eventi infausti, si decise, nel 1856, di programmare anche per Dosoledo un imponente "piano di rifabbrico", come già era avvenuto per Padola e Casamazzagno. Il piano prevedeva la ristrutturazione completa, in fasi successive, di tutto l'agglomerato, con la conseguente creazione di una nuova viabilità interna, oltre alla netta separazione dei rustici dalle abitazioni, che fino ad allora erano solitamente uniti in un unico stabile, ed alla progressiva ricostruzione in muratura di tutti gli edifici in legno. I lavori, cominciati nel 1858, si protrassero sino al 1874. Il 24 ottobre dello stesso anno, Dosoledo fu flagellato da un incendio particolarmente disastroso, che distrusse ben 35 case; nel rogo, che miracolosamente non causò vittime, perì una pregevole opera in legno di Andrea Brustolon che si trovava nella casa di proprietà della famiglia Zandonella Dall'Aquila. Il sistema di ricostruzione adottato sino ad allora risultava, sotto l'aspetto economico, troppo dispendioso, perciò, nel 1875, si decise di approntare un nuovo piano che si riprometteva di assegnare una nuova casa in muratura a tutte le famiglie che ancora vivevano in abitazioni in legno, e di staccare dalle abitazioni stesse tutti i i fienili, i quali avrebbero dovuto essere collocati nella parte esterna del paese, a monte e a valle. I gravi condizionamenti economici insorti successivamente alla stesura del piano, limitarono la ricostruzione alle sole zone sud-ovest e nord-est del paese, ed è proprio nella prima di queste zone che sorse la "fila dei fienili", elemento previsto dal piano che caratterizza tutt'oggi l'abitato di Dosoledo. I "piani di rifabbrico" di Comelico Superiore, per la loro particolare complessità, sono ancora tutt'oggi oggetto di studio.
La Grande Guerra. Il Comelico, come terra di confine, fu teatro del sanguinoso conflitto del 1915-1918: alla dichiarazione di guerra, l'attuale linea di demarcazione che divide la provincia di Belluno con quella di Bolzano, fissava il confine italo-austriaco. Durante questo periodo, gli abitanti di Dosoledo non abbandonarono il proprio paese, ma vi rimasero, continuando la loro vita di lavoro in casa ed in campagna, sotto la costante minaccia dei cannoni austriaci. L'estenuante guerra di posizione, combattuta sulle cime che attorniano Dosoledo, mise a dura prova i suoi abitanti, che si videro costretti dalla grave carestia conseguente al conflitto a patire per lunghi mesi la fame, e a dover spostarsi a piedi, prima fino in Cadore, poi in Carnia, fino a Villa Santina e a Tolmezzo, per scambiare i pochi oggetti in proprio possesso con del cibo. Dopo la disfatta di Caporetto, gli invasori giunsero negli abitati del Comelico e privarono addirittura i campanili delle loro campane per ottenere materiale utile per la fabbricazione di utensili bellici. Fu con enorme sollievo che, durante il 1918, gli abitanti di Dosoledo videro i soldati austriaci ritirarsi in fretta e furia: dopo lo scoppio della guerra, il Comelico rimase per lungo tempo totalmente isolato dal resto d'Italia, non giungeva più in valle né un giornale, né un mezzo di corrispondenza qualsiasi, perciò nessuno era ancora al corrente che l'armistizio era stato firmato e che la guerra era finalmente finita.


Per saperne di più
Bibliografia:
" Cesco Frare Piergiorgio Toponimi della Val Comelico,
<http://www.comelicocultura.it/1440x0900/Italiano/Storia/Toponomastica/deutonici_latini.htm>;
" Sacco Sergio Toponomastica del Comelico Superiore,
<http://www.comelicocultura.it/1440x0900/Italiano/Storia/Toponomastica/com_superiore1.htm>;
" Zambelli Andrea (1980) "I piani di rifabbrico di Dosoledo di Comelico nel secolo scorso", Dolomiti, anno 3, n. 1, febbraio;
" Zandonella Gorgolon don Germano (1970) Dosoledo, Torino, Scuola Grafica Salesiana.




 
 
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